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giovedì, 07 maggio 2009
Aggiungo un'altra perla della serata.
Il Coinquilino era rintanato in camera sua, io verso le otto e mezza di sera decido di farmi un panino per finire quello che mi era rimasto in frigo.
Un'oretta dopo emerge dalla sua stanza: "Gabriele, andiamo fuori a festeggiare". Ok, ottimo.
"Ti porto in un posto che ti piacerà sicuro". Ok, ottimo.
"E' una cosa che sicuramente non avete in Italia". Ok, ottimo.
...
"Coinquilino, dove stiamo andando?"
"Guarda, è un posto geniale, è grande, pieno di videogiochi e si mangiano hamburger"
Pausa, pausa.
"Coinquilino, mi stai portando a festeggiare la mia ultima sera negli States in sala giochi?"
"Sì, figo, eh?"
Pausa pausa
"Fighissimo"
Pausa pausa
"Ma le avete in Italia?"
Pausa pausa pausa
"Bhé, sì"
Pausa
"Ma anche con gli hamburger?"
Pausa pausa
"No, Coinquilino, credo di no"
"Vedi che ti porto in un posto tipico?"
Pausa
"Hai ragione"
Morale della favola. Ho festeggiato la mia ultima serata ad Atlanta ordinando un "Cheeseburger du Chateau" con la salsa chardonnay e sparando a centinaia di zombi con una pistola laser.
Tutto sommato appropriato.
Coinquilino: ma quand'è che parti allora?
Gabro: domani
Coinquilino: come domani?
Gabro: eh, domani domani
Coinquilino: cavolo, che volevo chiederti di andare a Savannah assieme domenica prossima!
Mi mancherà.
mercoledì, 06 maggio 2009
A quanto pare, dire "goodbye" è fuori moda.
Sto facendo il giro di tutte le persone con cui ho lavorato in questi mesi, collezionando mille modi strani per dire arrivederci.
Finora, il vincitore morale della classifica dei saluti più improbaili è happy trails (sentieri felici?!?).
Ma, d'altra parte, cosa mi potevo aspettare da un professore che - oltre al lavoro sui giochi per cui sono qui - ha come principale fonte di reddito la pubblicazione di un corso di greco antico in audiocassette e cd da ascoltare in automobile?
martedì, 05 maggio 2009
Qui va molto di moda che il cameriere/barista/commesso ti chieda, per prima cosa, come ti chiami. Così possono chiamarti ad alta voce, ad esempio, quando il tuo caffè è pronto.
L'idea sarebbe, in principio, carina. C'è un problema, però. Chiamarsi "Gabriele" è un dramma. Causa il panico sia se lo pronuncio normalmente all'italiana sia se lo traduco in Gabriel. Ho provato anche con Gabe, ma non funziona.
Ci sono commessi che non hanno idea di come scriverlo, altri che lo prendono per un nome da donna e mi guardano molto strano.
(per la cronaca, uno dei baristi che si incasina a scrivere "Gabriele" si chiama Jawhon)
La soluzione è semplice. Mentire spudoratamente.
Come ti chiami? Paul. O Richard, Robert, Mark. Insomma, la prima cosa che mi viene in mente.
Il problema si complica se si torna due volte nello stesso posto.
Come ti chiami? mi chiede il barista a cui avevo appena ordinato un panino.
Momento di indecisione. Che cavolo gli avevo detto ieri? Robert? Richard?
Ovviamente, il mio momento di indecisione viene percepito dal barista. Che mi guarda ancora più perplesso.
Fortunatamente parto tra tre giorni.
lunedì, 04 maggio 2009
 Così, dal nulla, appare un Arco di Trionfo ad Atlanta.
Nota bene: sulla sommità c'è un bar.
[chi mi legge da Facebook trova la foto in bacheca]
domenica, 03 maggio 2009
Una pubblicità di un corso di laurea per fisioterapisti che ho visto oggi in metropolitana (purtroppo il gioco di parole non è traducibile in italiano):
"Get your degree in Massage Therapy: a Hands-On career!"
Poi dicono che i pubblicitari non hanno più fantasia...
sabato, 02 maggio 2009
 Per familiarizzare con gli studenti, il nuovo rettore di Georgia Tech, il dottor G.P. "Bud" Peterson (è sempre indicato così, compreso il "Bud") offre una colazione di mezzanotte martedì prossimo.
Ti presenti alla mensa dell'università e Bud ti versa un caffè e ti da una fetta di torta.
Che vuoi di più dalla vita?
venerdì, 01 maggio 2009
Oggi in biblioteca, due ragazze asiatiche.
Immagino la scena al rallentatore.
Si vedono da lontano - evidentemente era tantissimo che non si incontravano - iniziano a corrersi incontro con enormi sorrisi e gridolini di gioia in coreano che assomigliano a cinguettii.
Immagini sempre più rallentate, mentre le due si avvicinano l'un l'altra sorridendo e cinguettando felici.
Immagini rallentatissime, sono quasi a portata di abbraccio. Cinguettano cinguettano cinguettano.
Arrivano a contatto.
Invece del prevedibile abbraccio, una fa una specie di carezzina sulla spalla dell'altra. Immagini che tornano a velocità normale. Tutto qua. Finito.
Le guardo perplesso dal mio tavolo mentre si allontanano chiacchierando.
giovedì, 30 aprile 2009
Oggi, dopo quattro mesi di inseguimenti e appostamenti per i corridoi, riesco ad abbrancare il Super-Mega-Stra-Direttore del dipartimento.
Un signore distinto, capelli brizzolati, barba bianca. A quanto pare, dotato del superpotere dell'invisibilità, della sparizione istantanea e della percezione a distanza di qualcuno che lo cerca (per poter fuggire).
Una bella stretta di mano volitiva.
Poi mi fa: "Bene, bene, quant'è che ti fermi qui da noi?"
Momento di dubbio. Avrei voluto dirgli nel modo più diplomatico che sono qui da quattro mesi e che l'avrei incontrato prima ben volentieri se solo si fosse fatto trovare nel suo ufficio agli orari giusti.
Ma ho sopravvolato, ho detto velocissimamente che parto la settimana prossima e poi mi sono lanciato in un'ode sperticata di quanto è stato bello, produttivo e stimolante questo periodo qui da loro.
mercoledì, 29 aprile 2009
Scritta sul muro di un gabinetto della biblioteca: "Su questa parete ci sono 391 piastrelle".
Brutta cosa la stitichezza, eh?
martedì, 28 aprile 2009
"The Idiot's Guide to Understanding"
..nello scaffale di filosofia..
[chi mi legge via facebook trova l'immagine in bacheca]
lunedì, 27 aprile 2009
Sono pur sempre laureato in Comunicazione, anche se - vista la dubbia fama di cui gode ultimamente (cfr. Grande Fratello) - cerco di non farlo sapere in giro.
Però, ogni tanto, leggo qualcosa sui giornali e mi cascano le braccia.
Oggi, Repubblica online scrive " Ora l'allarme è serio. Il governo statunitense dichiara lo stato di emergenza sanitario per l'epidemia di febbre suina che dal Messico si sta espandendo in tutto il mondo. Il Cmc, Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie di Atlanta, ha lanciato l'allarme sulla possibilità che ci possano essere vittime in territorio statunitense."
Oggi, la CNN online scrive "The average American is probably asking, 'How should I protect myself?' And the answer is: Do what you'd do in other flu outbreaks."
La citazione di Repubblica proviene dalle prime 3 righe dell'articolo, quella della CNN dall'occhiello sulla homepage.
Allora, iniziamo dell'errore di battitura di Repubblica - quello di Atlanta è il CDC, Center for Disease Control, e non il fantomatico CMC (Centro per il Controllo Malattie?). Voglio dire, ragazzo mio, caro redattore di Repubblica che metti insieme un articolo per la homepage: una controllatina su google no? Già uno che confonde CDC e CMC mi mette sulla difensiva, perché alla terza riga dell'articolo butta fuori dalla finestra la credibilità - se sbaglia un acronimo come faccio poi a fidarmi che abbia ben compreso, selezionato e riportato le fonti?
Poi, dopo l'errore sull'acronimo, il redattore di Repubblica non scrive nessuna falsità - almeno stando al controllo incrociato che ho fatto con i siti del CDC e della CNN - ma il tono dell'articolo è enfatico in una maniera davvero fuor di luogo. O magari mi sono un po' abituato allo stile anglosassone, ma iniziare con "Ora l'allarme è serio"? Alla faccia dell'informazione equilibrata. Allarme? Quale allarme? Serio? Cosa intendiamo per serio?
Tanto per fare il paragone, la CNN inizia l'articolo così: "The United States government declared a public health emergency Sunday as the number of identified cases of swine flu in the nation rose to 20". Ti dice chi (il governo degli Stati Uniti), quando (domenica) e perché (20 infetti). Altro che "Ora l'allarme è serio".
Poi continua "The declaration is part of a standard operating procedure that will make available additional government resources to combat the virus, Homeland Security Secretary Janet Napolitano said at the White House". Anche qui, ti dice chi ha detto cosa: altro che "ora l'allarme è serio", è "parte di una procedura standard".
Repubblica continua: "Il Cmc (sic) ha lanciato l'allarme sulla possibilità che ci possano essere vittime in territorio statunitense". Siamo al secondo "allarme" in tre righe. Ancora, alla faccia dell'informazione razionale. Qualcuno ricorda Pierino che gridava "al lupo"?
Il sito del CDC, mi sono andato a vedere le note stampa, dice che ci sono 20 infetti e che la malattia può avere esiti mortali. Eh, sì, è influenza, potenzialmente di influenza si muore.
Ma da qui a "lanciare l'allarme" sulla possibilità di vittime americane ne passa. Cioè, non è una falsità - ma il tono è diversissimo.
E potrei continuare per tutto l'articolo.
Questo è uno dei motivi per cui non ho intenzione di fare il giornalista, almeno in Italia. Perché lo so che il redattore di Repubblica non è un incompetente nè in malafede. Però c'è un carico di lavoro e una consuetudine che credo ti portino a scrivere queste boiate.
Piuttosto continuo a fare il semiotico e maestro di nuoto part-time.
Se invece vogliamo ragionare sul serio a proposito di piani di sicurezza per sopravvivere all'eventuale pandemia, i migliori e (nonostante il titolo del forum) più seri che sia riuscito a trovare sono quelli della Zombie Squad: http://zombiehunters.org/forum/viewtopic.php?f=6&t=44954
Non è una presa in giro.
domenica, 26 aprile 2009
Vado a comprare la colazione. Pago con la carta di credito (that's so American). Il tizio mi chiede un documento, gli do la carta d'identità.
"Italiano?" chiede lui.
"Sì" rispondo, sulla difensiva.
"E com'è che la tua carta di credito è brasiliana?"
Pausa. Non capisco.
Poi ho un'illuminazione e passo un minuto a spiegargli che la scritta "San Paolo" sulla carta si riferisce alla banca italiana e non la città sudamericana.
sabato, 25 aprile 2009
Se in Italia, a Bologna, entrassi in un bar, prendessi un caffè e colonizzassi un tavolino coi miei libri e il portatile per almeno quattro/cinque ore... il barista probabilmente mi guarderebbe malissimo. Vero?
Non riesco proprio a farlo capire agli americani con cui parlo. "Ma come - dicono - Starbucks è proprio ispirato ai caffè europei". Boh.
"Ma come - mi ha obiettato un ragazzo ieri - nei caffé di Vienna puoi passare tutta la giornata e non ti dicono nulla, sarà così anche in Italia".
Mi guardano strano: un italiano che dice che non è vero che in Italia ce la si prende sempre comoda? Un italiano che dice che spesso e volentieri il caffè al bar, in Italia, è qualcosa che si beve al volo, in piedi, senza nemmeno fermarsi un secondo? (l'idea dell'espresso - volendo lo mandi giù in un colpo)
Qualcuno potrebbe confermarmi che non mi sto inventando tutto?
Oppure quando torno a Bologna posso provare a colonizzare un tavolino, come faccio qui, senza essere guardato molto male?
venerdì, 24 aprile 2009
Al campus va molto di moda girare con gli auricolari bianchi dell'Ipod infilati nelle orecchie. Anche se evidentemente non lo stai ascoltando. Oggi notavo tre ragazzi, tutti con gli auricolari, chiacchierare tra loro.
Due possibilità:
1) gli Ipod erano spenti, non stavano ascoltando musica intanto che parlavano tra loro - e allora perché li tieni nelle orecchie?
2) gli Ipod erano accesi, quindi sentivano della musica - e quindi immagino che si leggessero le labbra a vicenda.
giovedì, 23 aprile 2009
Shock culturale. Per i corridoi di Georgia Tech si aggirano dei bidelli che effettivamente puliscono quello che c'è da pulire. Il paragone con quelli italiani, almeno quelli che conosco io, è impietoso.
mercoledì, 22 aprile 2009
Oggi, ultima riunione del mio gruppo di lavoro a Georgia Tech.
La Direttrice, la Grande Capa, Colei-che-non-nominerò-per-ragioni-di-Google, Colei che ha sostanzialmente sdoganato gli studi sul videogioco con un libro a proposito di Shakespeare e Ologrammi (e qui chi ne sa un pochino dovrebbe aver capito..), ha pronunciato una frase da incorniciare.
"Sapete - racconta la Grande Capa - ho iniziato la mia carriera a Lettere trent'anni fa a Boston. Ero una specialista di Emily Brontë. Poi ho scoperto Star Trek. Amore a prima vista. Ma anche Star Wars è bellissimo. Sapete cosa manca a entrambi? Mutanti. Ci vorrebbero sempre più mutanti. Vorrei proprio che Picard e Boba Fett incontrassero prima o poi gli X-Men."
Pausa. Pausa. Pausa.
I sei dottorandi presenti nella stanza, me compreso, non sanno cosa dire.
Pausa.
"Qualcuno vuole un biscotto?" chiede la Gran Capa.
Gabro riconosce, con sottile sgomento, di aver finalmente trovato persone molto più nerd di lui.
martedì, 21 aprile 2009
Bene, questa è così improbabile che casomai qualcuno dei lettori non ci credesse, bhé, ha tutta la mia solidarietà. Non ci crederei neanch'io, ma purtroppo è vera.
L'altro ieri ero giù nella stanza comune del mio palazzo, una sorta di supersaletta condominiale in cui ci si può mettere a guardare la tv o a leggere. Stavo studiando, imprecando contro un discorso che dovevo finir di scrivere.
La televisione, dall'altro capo della stanza era accesa. Non tanto perché amassi sentire il telegiornale della CBS in loop ogni mezzora ma perché non riuscivo a spegnerla. Il telecomando non funziona, spegnere il video non spegne l'audio, insomma tanto valeva lasciarla così.
Mentre stavo giust'appunto litigando con una slide insoddisfacente, entra l'omino che dell'impresa di pulizie. Tuta di jeans, aspirapolvere, spazzone e carrello d'ordinanza. Sulla quarantina, sudamericano. Sguardo vispo, apparentemente simpatico.
"Chi è quella, la figlia di McCain?", dice guardando il tv acceso dall'altra parte della stanza.
Mentalmente avrei fatto spallucce, ma buona educazione mi spinge a farfugliare qualcosa del tipo "Non saprei".
"Che bella donna che è la figlia di McCain". E questo sarebbe già dovuto essere un campanello d'allarme.
"Ah ah", risponde Gabro. (che si risponde in questi casi?)
"Sai, non credo che Bush fosse un cattivo presidente".
"Ah ah", risponde Gabro. (che si risponde in questi casi?)
"Bisogna guardare chi fa il vicepresidente per capire se il presidente è buono."
"Ah ah", risponde Gabro. (che si risponde in questi casi?)
"Vedi, per esempio, credo che Bush fosse una brava persona..." (e qui ci sarebbero gli estremi per l'infermità mentale) "...ma è stato rovinato da Cheney."
Avevo anche smesso di far finta di essere interessato. Volevo disperatamente che la piantasse, che si levasse dalle balle e che tacesse. La cosa divertente è che io in tutto questo ho pronunciato più o meno quattro sillabe.
A questo punto il mio cervello, obnubilato dalla quantità di stronzate che il repubblicano-ispanico-uomo delle pulizie mi sta riversando addosso, concepisce una risposta che sarebbe dovuta essere geniale.
Sarebbe dovuta.
"Sai, scusa, della politica americana proprio non capisco niente, non sono di qui."
"Ah, di dove sei?"
"Italiano."
A questo punto Hector (ho letto il nome sulla targhetta), pronuncia due o tre frasi da top ten. Mai nei miei quasi otto mesi, in due puntate, di permanenza in USA ho sentito tali stronzate.
"Ah, Italia! In Germania, vero?"
Pausa, pausa, perplessità, basimento.
"No, guarda, Italia in Italia"
"Sì, ma in Germania vero?"
"No, Italia, hai presente l'Europa del sud?"
"Non è in Germania l'Italia?"
"No, l'Italia è in Italia"
(a quel punto stavo cercando la telecamera nascosta della candid camera)
"Ma quanto è lontana l'Italia dalla Germania?"
"Mah, non so, cinquecento chilometri"
"Quanto fa in miglia?"
"Non saprei, trecento?"
"Ma quanti parlano italiano in Italia?" (giuro, me l'ha chiesto)
"Eh?" (ero completamente stordito)
"Tipo, il 95% di persone in Italia parlano italiano?"
"Eh, sì, direi più o meno di sì" (a quel punto ero talmento annichilito che avrei risposto di sì a qualunque cosa)
"Ma ci sono delle belle donne in Italia?"
"Eh, sì" (vedi sopra)
"Ma credi che qualcuna potrebbe essere interessata a me, che ho quarantacinque anni e nessun figlio?"
"Mah, sì" (vedi sopra)
"Perché qui ad Atlanta hanno tutte dei figli"
"Eh, già" (vedi sopra)
Intanto il buon Hector mi sorrideva.
Con l'orrenda sensazione di essermi appena fatto un amico mio malgrado, il mio istinto di conservazione si è finalmente svegliato e ha dato un calcione al mio cervelletto.
Mi sono alzato.
"Scusa Hector, devo andare a controllare la mail"
E sono fuggito a gambe levate.
Se qualcuno dovesse dubitare dell'autenticità di questo racconto ha tutta la mia solidarietà.
Anch'io mi domando se posso aver capito male qualcosa.
Temo di no.
lunedì, 20 aprile 2009
 giornatona domani... :-)
domenica, 19 aprile 2009
Oggi pomeriggio sembrava di essere in un fumetto di Bonvi.
Alla lunga ci si abitua anche a vedere degli studenti vestiti da soldati (o da soldati che fanno gli studenti, dipende dal punto di vista) girare per il campus. Tuta mimetica, se dell'esercito, tuta color cachi, se dell'aviazione, o berretto bianco, se della marina. Qui a Georgia Tech ce li abbiamo tutti, a quanto pare. E a quanto pare, è un modo molto popolare per non pagare la retta dell'università.
A lungo andare ci si abitua anche agli studenti-soldati che girano lungo i vialetti dell'università col fucile in spalla - e che fucili, cacchio, io delle robe del genere di norma le vedo nei videogiochi o in Terminator.
(ma saranno carichi? me lo son sempre chiesto)
Ma la cosa veramente straniante di oggi pomeriggio è stato incontrare cinque studenti-soldati dell'esercito (tuta mimetica) di ritorno da Starbucks. Tre ragazzi e due ragazze, fucile in spalla e frappuccino in mano.
La pattuglia in tuta mimetica e bicchierone di plastica pieno di caffelatte e panna montata con cannuccia poteva davvero uscire da un fumetto di Bonvi.
sabato, 18 aprile 2009
Sono comparse decine di cartelloni nelle stazioni delle metropolitana qui ad Atlanta. In ciascuno è ritratto un poliziotto a grandezza naturale, a figura intera, con le braccia incrociate e lo sguardo incazzoso. E sotto c'è la didascalia I saw that! / L'ho visto!
Sottile guerra psicologica...
venerdì, 17 aprile 2009
Stavo iniziando ad apprezzare troppo la politica americana, e il destino ha fatto in modo di ricordarmelo. Non che io ricominci di colpo ad amare quella italiana, però si rimettono in prospettiva un po' di cose.
Ieri all'università c'era un banchetto col cartello Tea Party. Non ci avevo fatto più caso di tanto. Ci sono banchetti per qualunque cosa - l'associazione donatori del sangue, l'associazione degli studenti coreani, il circolo degli scacchi.
Per quel mezzo secondo in cui ho prestato attenzione al Tea Party credo di aver anche sospettato che offrissero o vendessero del tè. Cavolo, ci sono i banchetti in cui vendono i biscotti per beneficenza o la pizza al taglio per il servizio militare, perché non il tè?
Arrivo a casa, faccio da mangiare, accendo la CNN.
Un cretino col cappello da cowboy (e questo è il primo campanello d'allarme), assieme a una serie di altri esaltati di cui alcuni che sembrano usciti da The Patriot di Mel Gibson (e questo è il secondo), manifestano ricordando il Tea Party. E qui finalmente riconnetto il banchetto nel cortile del campus.
Intervistato dal giornalista, il cowboy spiega con una certa agitazione che stanno protestando contro l'immorale tassazione imposta da Obama. Che i loro antenati due due secoli fa hanno dato fuoco alle navi inglesi cariche di tè, il Tea Party appunto, per protestare contro le tasse e che loro sono pronti a rifarlo.
(qualcuno gli dia un veliero carico di tè, presto!) Che lo spirito degli U S A - acronimo scandito bene bene - è che ognuno è libero e responsabile di badare a se stesso.
Per cui, perché il governo dovrebbe prendere i miei soldi che ho messo da parte per l'università dei miei figli e dei miei nipoti? chiede il cowboy.
Per darli a non ce la farebbe ad andare all'università? chiede il giornalista.
Il cowboy sprezzante risponde: I miei genitori e i miei nonni han lavorato duro per quei soldi.
Sottointeso: chi non ha soldi è erede di una famiglia di smidollati che non merita la mia elemosina.
Grazie CNN.
Mi stavo affezionando un po' troppo alla politica americana.
Grazie per aver rimesso alcune cose nella loro prospettiva.
giovedì, 16 aprile 2009
Dentro al campus di Georgia Tech c'è un percorso per far jogging - ed essendo l'università principalmente un politecnico, qualcuno ha avuto l'ideona di costruirlo in modo tale che sia lungo 3,14 miglia.
Domenica, stando ai cartelli appesi in tutte le bacheche dei dipartimenti, nonsoquale studente cercherà di entrare nel guinness dei primati facendo tutte le 3,14 miglia a zoppogalletto.
George "Bud" Peterson, rettore del campus (e non sto scherzando sul diminutivo "Bud", è riportato così anche sui documenti ufficiali), ci invita tutti a fare il tifo.
Non credo parteciperò...
[A grande richiesta popolare: dicesi "zoppogalletto" quando si salta su una gamba sola. Credevo fosse più o meno universale. Com'è che si dice altrove?]
mercoledì, 15 aprile 2009
Vado all'ufficio postale del campus - devo spedire dei documenti in Italia - compilo, consegno, pago. Mi danno una ricevuta, sul retro sono indicati il regolamento e i termini del servizio postale statunitense.
Ho diritto a un rimborso se la mia lettera non è consegnata entro i tempi garantiti, salvo:
- perquisizione da parte della polizia
- scioperi
- guerre
- insurrezioni
- rivolte popolari
- atti divini (letteralmente, "Acts of God", con le maiuscole).
Mi immagino, me lo immagino proprio l'omino dell'ufficio postale che mi spiega che non posso far richiesta di risarcimento perché la mia raccomandata è stata smarrita a causa di un intervento divino.
E' la scappatoia perfetta: non è il postino ad aver perso la lettera, è Dio che è intervenuto e l'ha smaterializzata.
Di fronte a una scusona del genere cosa poi ribattere? Amen!
martedì, 14 aprile 2009
Cucina di casa, arrivo e accendo la televisione intanto che preparo da mangiare.
Guardo il telegiornale della CNN intanto che la cena è sui fornelli.
Metto il tutto nel piatto. Senza pensarci, spengo la tv e mangio.
Intanto che lavo i piatti arriva il Coinquilino, chiacchieriamo un po', lui prepara la sua cena.
Mette il tutto nel piatto. Senza pensarci, accende la tv e mangia.
Forse stasera in cucina ho scoperto una delle grandi differenze tra di qua e di là dall'oceano.
lunedì, 13 aprile 2009
C'è qualcosa di profondamente catartico nell'alzarsi la mattina, camminare fino al campus, arrivare al proprio edificio, incontrare per strada i propri colleghi, prendere mezzo litro di caffè al bar, aprire la porta del laboratorio con la tesserina magnetica.
Poi ognuno si siede alla propria scrivania.
Ciascuno accende il proprio computer.
E si inizia a giocare.
Bella la vita al Game Lab.
bhé, in realtà non è proprio così. Si studia anche.
Però è vero:
c'è una stanzona con ogni, ogni gioco e videogioco degli ultimi quindici anni che valga la pena di essere giocato.
Sette anni di università per finire a giocare. Ne vale la pena.
domenica, 12 aprile 2009
Nella hall della mensa del campus, una piccola ragazza asiatica con le infradito ai piedi.
Si mette in coda al bancone del Burger King.
Io ero in coda dietro di lei - ebbene sì, lo confesso, un burger ogni tanto lo mangio, sennò dimagrisco troppo.
La cosa carina del bancone degli hamburger di quella mensa è che puoi parlare con la tizia che li prepara e chiedere quello che vuoi.
L'Orientale con le Infradito chiede:
vorrei un hamburger, cioè il panino,
senza l'hamburger, cioè senza la carne dentro,
però con tutta l'insalata, i cetriolini e la cipolla.
L'enorme donnona nera con le ciglia finte dietro al bancone la guarda senza parole.
Pausa. Pausa.
Ah, sì - aggiunge l'Orientale in Infradito - potresti metterci doppio ketchup?
sabato, 11 aprile 2009
 Non si capisce bene dalla foto, ma è un cartello attaccato a una panchina col nastro adesivo.
Indica da che parte è la cultura?
(come al solito, chi mi legge da Facebook
trova questa foto in bacheca)
venerdì, 10 aprile 2009
Oggi al supermercato. Insalata, pomodori, pane, biscotti, un po' di birra. Arrivo alla cassa, metto tutto sul nastro trasportatore.
Il cassiere vede la birra e, come sempre qui in USA, mi chiede un documento.
Tiro fuori la carta d'identità.
Italian? mi chiede stupito.
La risposta mi scappa fuori. Incredible but true! rispondo, senza una vera ragione.
Non l'avessi mai fatto. Il buon cassiere Jason si dev'essere sentito preso per il culo, ha sentenziato che la mia carta d'identità italiana non è un documento americano valido per provare le mia maggiore età.
Ho dovuto lasciare le mie bottiglie alla cassa.
La prossima volta penso un po' di più prima di dire boiate.
giovedì, 09 aprile 2009
 Un bel seminario su come gestire le persone problematiche serve sempre.
 ..e anche un libro intitolato "Sulle stronzate" - e chissà chi è Harry G. Frankfurt?
(come al solito,
chi mi legge da Facebook troverà le foto nella mia bacheca)
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